STAY UNCOMFORTABLE. DON’T SCROLL YOUR LIFE. REAL IS RARE.

Don’t scroll your life. La curiosità non è vedere tutto. È voler capire.

Per i nostri dieci anni abbiamo creato un logo celebrativo e una sportina.

Sul davanti, però, non volevamo mettere solo un anniversario.

Abbiamo scritto tre frasi:

STAY UNCOMFORTABLE.
DON’T SCROLL YOUR LIFE.
REAL IS RARE.

L’abbiamo presentata per la prima volta ad HackInBo, qualche mese fa.

Quelle frasi nascevano da qualcosa che stavamo osservando da tempo, soprattutto nei colloqui e nell’inserimento di nuove persone.

Non una mancanza di capacità.

Piuttosto, una curiosità sempre più superficiale.

Abbiamo accesso a una quantità enorme di informazioni. Possiamo sapere qualcosa di quasi qualsiasi argomento in pochi secondi.

Eppure sapere che una cosa esiste non significa averla capita.

Vedere un video non significa aver approfondito.

Sentire qualcuno parlarne non significa conoscere davvero l’argomento.

 

La curiosità vera comincia con una domanda in più:

Perché? Come funziona? Chi lo dice? Da dove arriva questa informazione?

 

Lo scroll ci abitua al contrario.

“Fammi vedere il prossimo.”

Un altro video. Un’altra opinione. Un altro consiglio. Un’altra persona da seguire.

È qui che nasce anche un altro rischio: confondere popolarità e autorevolezza.

 

Avere molti follower non significa essere competenti.

Parlare con sicurezza non significa avere ragione.

E milioni di visualizzazioni non trasformano un’opinione in un fatto.

La curiosità dovrebbe servire proprio a questo: fermarsi, dubitare, verificare.

 

Per questo abbiamo scritto:

STAY UNCOMFORTABLE.

Perché imparare è scomodo.

Significa non sapere, sbagliare, fare domande, cambiare idea.

 

Poi:

DON’T SCROLL YOUR LIFE.

Perché la vita non funziona come un feed.

Una competenza richiede tempo.

Un lavoro richiede tempo.

Capire cosa vogliamo richiede tempo.

 

E infine:

REAL IS RARE.

Perché mentre tutto diventa più veloce, più filtrato e più facile da rappresentare, le cose vere continuano a richiedere esperienza, presenza e tempo.

 

Qualche mese dopo aver stampato quelle frasi, il tema del rapporto tra piattaforme social e giovani è tornato con forza al centro del dibattito pubblico, anche attraverso il maxi accordo raggiunto da Meta negli Stati Uniti sulle cause relative alla tutela dei minori.

Non è quella notizia ad aver fatto nascere il nostro messaggio.

Ma lo rende, oggi, ancora più attuale.

 

Dopo dieci anni di lavoro, colloqui, assunzioni, errori e persone cresciute insieme a noi, una cosa l’abbiamo capita:

non abbiamo bisogno di persone che sappiano già tutto. Abbiamo bisogno di persone che vogliano capire.

Facciamoci domande. Soprattutto quando sembra che tutti abbiano già le risposte.